"Danza di Vanth"

Un luogo dove terra, memoria e vita si incontrano 

Nel maggio 2026 Il Grumolo ha avuto il piacere di ospitare Gola Hundun per una residenza d’artista nell’ambito della prima edizione di CARMI.CO – Carmignano Contemporanea, un progetto di arte contemporanea diffusa che ha portato vari artisti a vivere e lavorare a stretto contatto con aziende agricole e luoghi del territorio di Carmignano.

L’idea di CARMI.CO nasce proprio dal desiderio di superare la separazione tra arte e territorio: qui la campagna, le cantine, i musei e i luoghi della memoria diventano parte stessa del processo creativo. Non semplici sfondi, ma luoghi vivi con cui entrare in relazione.

È in questo contesto che nasce Danza di Vanth, un’opera ambientale site-specific pensata da Gola Hundun per Il Grumolo.

 

Una soglia tra terra e cielo

Il Grumolo sorge in un luogo in cui natura e storia si incontrano profondamente: nei terreni della fattoria si trova infatti un antico tumulo etrusco, oggi ricoperto da fiori, ulivi e altri alberi.

È proprio questa presenza, una sorta di soglia tra epoche e mondi diversi, ad aver alimentato il dialogo tra il luogo e l’artista.

La protagonista dell’opera è Vanth, divinità etrusca associata al passaggio, alla soglia e alla trasformazione.

Nella rilettura di Gola Hundun, Vanth non rappresenta soltanto il passaggio tra la vita e la morte, ma diventa un’energia capace di attraversare differenti forme di esistenza: terra e cielo, materia e spirito, umano e non umano.

Dalla terra l’opera si sviluppa verso l’alto in una forma dinamica, quasi un vortice che sembra danzare. Alla sua sommità trova posto la fiaccola, realizzata in argilla semirefrattaria. Tradizionalmente, la torcia portata da Vanth illumina il cammino verso l’aldilà; nella visione dell’artista, però, essa si trasforma in qualcosa di completamente diverso: un nido, pensato per accogliere uccelli e piccoli animali.

In particolare, per la realizzazione di questo elemento, l’artista si è ispirato ai nidi degli assioli, piccoli rapaci notturni conosciuti per il loro malinconico e inconfondibile verso, quel caratteristico “chiù” che risuona nel paesaggio al calare della sera. La punta della fiaccola è infatti costituita da un cappello mobile, che può essere sollevato per controllare se il nido è abitato.

Ed è proprio qui che l’opera cambia natura.

Non è soltanto qualcosa da osservare: è qualcosa che può essere abitato.

Volatili, insetti e altre piccole forme di vita possono attraversarla, sostarvi e trasformarla nel tempo. L’opera diventa così un piccolo ecosistema condiviso, destinato a evolversi insieme alla natura che la circonda e ai nuovi alberi che verranno piantati intorno ad essa.

L’opera verrà completata nell’ottobre 2026, in occasione dell’inaugurazione, quando sarà accompagnata da un’architettura naturale composta da alberi di ciliegio, simboli di vita e rinascita. La loro presenza contribuirà a definire e delimitare lo spazio dell’opera, evocando il confine sottile tra il mondo dei vivi e quello dell’aldilà.

L’arte come forma di coabitazione

Questa idea è profondamente legata alla ricerca di Gola Hundun.

Il suo lavoro nasce dall’interesse per la biosfera, l’ecologia e la comunicazione tra specie, e mette in discussione la separazione che spesso costruiamo tra l’essere umano e il resto del mondo vivente.

Nella sua pratica, estetica ed ecologia si incontrano: ciò che normalmente consideriamo decorazione può diventare struttura, rifugio, habitat.

La scultura si completa quindi attraverso ciò che le accade intorno: il vento, i suoni, il volo degli uccelli, la crescita delle piante, il passaggio degli animali e delle persone.

È una danza che non appartiene più soltanto all’artista.

È una danza condivisa.

Il Progetto

Il Grumolo è una piccola azienda agricola nata dall’incontro tra agricoltura, natura, cultura e desiderio di raccontare il territorio.

Qui produciamo olio e miele, ci prendiamo cura delle api, coltiviamo fiori e organizziamo esperienze e attività didattiche per avvicinare le persone al mondo agricolo e all’ambiente.

Ma questo luogo custodisce anche una storia molto più antica: il tumulo etrusco presente nella proprietà racconta di un territorio abitato e trasformato dall’uomo da migliaia di anni.

Passato e presente, agricoltura e cultura, esseri umani e altre forme di vita convivono nello stesso paesaggio.

Per questo Danza di Vanth appartiene profondamente a questo luogo.

Non è un’opera semplicemente collocata al Grumolo. È un’opera nata dall’incontro con il Grumolo. E forse il suo invito più importante è proprio questo:

non guardare la natura come qualcosa che ci circonda,
ma riconoscerci come parte di una comunità più grande di esseri viventi.